Psicologi e marketing
12 Luglio 2017
PERCHE’ GLI PSICOLOGI LIBERI PROFESSIONISTI DEVONO CONOSCERE PIU’ DEI MEDICI E DEI PARRUCCHIERI (E DI MOLTISSIME ALTRE PROFESSIONI) IL MARKETING E LA GESTIONE ECONOMICA DELLA PROPRIA ATTIVITA’ .
di Massimo Agnoletti
In un articolo di qualche anno fa scrissi di alcune particolari dinamiche comunicative che si instaurano tra gli utenti e differenti professionisti quali gli psicologi, i parrucchieri e i fisioterapisti.
In questo articolo voglio invece sottolineare perché lo psicologo libero professionista si differenzi dalla quasi totalità delle altre professioni (sia sanitarie che non) non tanto e solo per la specificità delle sue competenze e conoscenze ma anche per la particolare tipologia di relazione sociale esistente con i potenziali clienti/pazienti.
Come vedremo tra breve, la combinazione di fattori culturali (lo stigma dello psicologo), la specificità dei servizi offerti (sia clinici che non) e l’attuale scenario socioeconomico (caratterizzato da una sempre più ridotta capacità di spesa generale) rendono il lavoro dello psicologo libero professionista particolarmente sfidante ed unico nel panorama delle libere professioni.
Nello specifico cercherò di dimostrare che lo psicologo libero professionista deve affrontare la specifica e quasi unica combinazione determinata:
- dallo stigma culturale legato alla disinformazione concernente la figura dello psicologo che limita grandemente la sua autorevolezza percepita socialmente e l’effetto “passaparola” tra i suoi clienti/pazienti,
- dal fatto che offra per ciascun cliente/paziente quasi esclusivamente servizi molto limitati temporalmente e direttamente dipendenti dall’investimento temporale stesso (approssimabili mediamente a poche decine di ore totali per paziente/cliente) abbinato a margini di guadagno orario generalmente piuttosto basso rispetto il grado di specializzazione formativa richiesta per svolgere la professione.
- la difficoltà di intercettare facilmente una domanda del mercato presente ma espressa in maniera indiretta (la domanda di supporto psicologico ad esempio esiste ed è in aumento anche se si continua ad andare dallo psicologo con molte difficoltà),
- una quasi assente fidelizzazione del cliente/paziente e
- un onorario tendenzialmente basso
- promuovendo un cambiamento culturale che contrasti, attraverso un linguaggio efficace, l’immagine dello psicologo quale figura esclusivamente dedicata alla patologia e che chiarisca l’importanza strategica della nostra professione per il miglioramento del benessere psicologico in chiave salutistica (in contrapposizione a quella patologica).
- offrendo anche servizi/prodotti che possono essere replicabili periodicamente dai propri clienti e che sono possibilmente meno vincolati dal proprio investimento temporale individuale. Guadagnare cioè di prodotti/servizi che non hanno una relazione lineare con il proprio investimento temporale per generarli (cosa che caratterizza ad esempio il modo di operare dello psicologo clinico tradizionalmente inteso).
- identificando nicchie di mercato caratterizzate da una maggiore disponibilità economica dove sia possibile offrire prodotti/servizi specifici, originali (che quindi hanno una limitata concorrenza) e con una maggiore redditività in relazione al tempo investito per generarli.
